Il pensare comune, o quasi del tutto comune, ci porta a credere che lo Stato italiano sia laico per definizione, in senso lato, ma a ben guardare poi ci accorgiamo che non è affatto così. Lo si è visto, analizzando il caso particolare della presenza spesso e volentieri offensiva per quanti non adulano la credenza cattolica, dei crocifissi nelle scuole e nelle aule dei tribunali. Dopo le polemiche suscitate dai genitori di bambini che in tutta Italia considerano inopportuno e quanto mai lesivo dal punto di vista morale continuare ad esporre il crocifisso che dovrebbe essere parte integrante di una fede personale e non oggetto d'imposizione sociale, anche nei tribunali si è verificato lo stesso problema. Un caso eclatante è quello del magistrato Luigi Tosti, rimosso dai sui incarichi giudiziari per essersi rifiutato categoricamente nel periodo tra maggio e luglio del 2005 di celebrare ben quindici funzioni costituzionali per la presenza del crocifisso in aula. E così, su proposta del CSM del gennaio 2006, è stato definitivamente rimosso nel febbraio dello stesso anno. Esagerazione di Tosti? Non credo. Infatti, dal punto di vista costituzionale, ad esempio, anche la presentazione di una nuova lista elettorale non prevede, se raffigurante una chiesa, la presenza della croce. E così credo a mio avviso dovrebbe essere anche nelle aule di qualunque ufficio.
Luigi Tosti si è rifiutato di celebrare il suo dovere, ribadendo più volte di essere stato ammesso in un tribunale laico e non ecclesiastico, alle origini delle sue competenze giuridiche. Per cui ha presentato ricorso nella speranza di essere riammesso, ma Pasquale Ciccolo, sostituto procuratore generale della Cassazione, ha chiesto hai giudici delle sezioni unite civili di respingere il ricorso della sua difesa. Ora si dovrebbe delineare un quadro preciso sul provvedimento nei suoi confronti, forse anche solo fra un mese, ma emblematico di una situazione giurisdizionale ancora gravemente condizionata da quello che un tempo, prima della Conciliazione italiana con lo Stato Vaticano, con i Patti Lateranensi, di cui domani cade l'82° anniversario, era un autentico e indiscusso magazzino di sentenze puramente religiose. Stato laico? Verrebbe l'orticaria solo a menzionare l'espressione, dove quasi tutto e quasi tutti sono influenzati da una dottrina ormai superata e facente parte di un altro tempo, fuori dagli schemi della logica razionale.
Luigi Tosti ha avvertito che in caso di mancata riammissione nel corpo di magistero e quindi nel suo ordine, si appellerà alla Corte di Strasburgo, con la quale, rammento, ci sono state divergenze di matrice didattica. Per quello che mi riguarda, io, Arthur Eisendhal, mi attiverò come posso per inserire nel programma del movimento, la rimozione immediata e incondizionata di ogni crocifisso esistente, in linea con le disposizioni europee, soprattutto perché impositivo e rappresentante una figura peraltro nemmeno mai esistita, perché risultato di una creazione religiosa umana pagana e già esistente secoli addietro al cattolicesimo e con una sagoma indiscutibilmente differente e mitologica (dio egizio Horus e dio iraniano Mitra), quindi semplicemente evoluta. Se la gente studiasse di più e si informasse senza prendere tutto ciò che viene raccontato per primo per oro colato, la situazione oggigiorno sarebbe differente. Il Cristo non mi rappresenta, è un'utopia personale e tale deve rimanere, ma i preti si astengono bene dal raccontarlo o perderebbero il potere!
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